mercoledì , 19 dicembre 2018
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Corridoi umanitari


Gufran è in quinta e le maestre sono entusiaste di lei. La bambina che, appena arrivata dal campo profughi di Tel Abbas in Libano, diceva «Da grande voglio fare l’avvocato per i diritti umani», sta dimostrando tutta la sua determinazione. È autorevole anche per i suoi fratelli grandi. È entrata negli scout e ti parla delle uscite al Truc Bandiera di Rivalta, al Castello di Rivoli, in Val Susa. Degli scout è entusiasta Ahmed, 9 anni, che gioca a calcio nella polisportiva come Abderrazzak, che di anni ne ha 13. Bayan, 7 anni, dice di sé che a scuola è una delle più brave.
Un anno dopo l’arrivo in Italia attraverso il corridoio umanitario gestito dalla Comunità di Sant’Egidio e Tavola Valdese con Operazione Colomba, ogni componente della famiglia di Ali Al Abdallah, marmista di Aleppo con nove figli, ha la sua storia italiana da raccontare. E insieme ai volontari dell’Unità Pastorale 9 – San Donato e Sant’Alfonso – che hanno creduto nel progetto di sostenere per due anni l’inserimento di questa famiglia, racconta una storia di impegno, riconoscenza, serietà, dove tante persone hanno davvero «fatto rete». «Siamo arrivati a 170 famiglie che ogni mese mettono dai 20 ai 100 euro per aiutare questi genitori e i loro figli. La famiglia Al Abdallah ce la sta mettendo tutta», dice Tommaso Panero, che coordina gli interventi, tiene sotto controllo le pratiche burocratiche…
Maria Teresa Martinengo, La Stampa, 23 aprile 2018
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