mercoledì , 19 dicembre 2018
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Sempre solo dalla parte dei figli?


Vorremmo esprimere la nostra solidarietà alla donna che, restata incinta 29 anni fa, a 18 anni a seguito di una violenza, ha scelto di portare a termine la gravidanza e di non riconoscere la bimba che ha messo al mondo: contattata dal Tribunale per i minorenni dopo tanti anni su richiesta della sua nata, ha manifestato la sua volontà di non volerla incontrare avvalendosi di un diritto all’anonimato che lo Stato le aveva garantito per cento anni.
La settimana scorsa, nella trasmissione “Chi la visto”, questa ragazza ha rinnovato pubblicamente la sua richiesta, cui questa donna ha risposto chiedendo ancora una volta in una lettera anonima, rispetto per il suo dolore e la sua solitudine.
Chiediamo ai figli adottivi di comprendere ed accogliere una decisione che ha consentito loro di nascere e di crescere nella loro famiglia adottiva: il desiderio anche profondo, di conoscere chi li ha messi al mondo deve sapersi fermare di fronte a questa decisione e non deve andare a sconvolgere l’esistenza di queste donne e dei loro cari con cui hanno costruito, forse anche faticosamente, una vita serena insieme…
Associazione Nazionale famiglie Adottive e Affidatarie
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P.S. Il parto in anonimato evita l’aborto e permette alla donna di lasciarsi alle spalle una gravidanza indesiderata. Non c’è, infatti, in Italia nessun problema a trovare una famiglia adottiva.
Se le richieste di questi “figli” fossero accolte diminuirebbe drasticamente la scelta del parto in anonimato ed avremmo, come società, sulla coscienza un numero maggiore di aborti.
Scrivo questo a ragion veduta: per chi si occupa di difesa della vita questa è una questione seria.
Franco Rosada